Oggi voglio parlarti di quanto sia fondamentale ascoltare lo stomaco.

È lo stomaco il vero regista del nutrimento. Se impariamo ad ascoltarlo e a rispettarlo scopriremo che noi possiamo utilizzare quel tempo per dedicarci mentalmente ad altro. Infatti quando siamo impegnati in qualcosa che ci appassiona, il mangiare passa in secondo piano e viene relegato a quel ruolo che normalmente dovrebbe avere e cioè di puro nutrimento per il mantenimento di un’energia costante che ci permetta di tirare avanti per tutta la giornata. Mi è capitato proprio ieri. Ero lì, ore 11 circa, che stavo svolgendo un compito noioso e la testa ha iniziato a divagare e a pensare al cibo. Allora mi sono analizzata, utilizzando il potente strumento delle domande utili e ho cominciato a chiedermi:


 

LE DOMANDE UTILI

  • quanta fame ho adesso? In una scala che va da zero a 10, dove 10 sono affamatissima e zero sono sazia all’inverosimile, a che livello di fame sono?
  • è fame vera? I sintomi sembravano esserci, ma non ero proprio sicura perché sentivo come un buco allo stomaco, ma diverso da quello che solitamente avverto quando è fame vera;
  • che emozione ho in questo momento? Avvertivo proprio un bisogno di fare qualcosa di piacevole, ero molto insoddisfatta;
  • il gusto e l’olfatto come sono? Sento gli odori o è più l’idea che ho nella testa?

Ho cambiato attività e mi sono messa a fare un compito che mi interessava e che mi ha preso a tal punto che sono arrivata all’ora di pranzo senza neanche accorgermene. È stato lì che ho capito che non era fame vera. Come vedi, i momenti no, le emozioni negative arrivano. Tutti le abbiamo. Ciò che fa la differenza è esserne consapevoli, riconoscerle e avere gli strumenti che ti permettono di rispondere con altro. Perché magari nel passato può essere capitato di rispondere all’insoddisfazione, con il cibo e quindi viene automatica questa soluzione. Ma quando sai come funziona e hai gli strumenti per poter spezzare queste vecchie neuro associazioni, allora puoi anche costruirne di nuove, di più utili per te.

L’ascolto dello stomaco ha poi un ruolo fondamentale a tavola. È lì che ti devi fidare di lui e smettere di mangiare quando te lo dice lui. All’inizio sicuramente non è facile, ma voglio indicarti tre trucchetti che puoi utilizzare per comprendere meglio come fare.

  1. L’energia si deve mantenere costante. Quindi non bisogna mangiare né troppo, così da sentirci gonfi, appesantiti, né troppo poco, così da sentirci che non abbiamo forze a sufficienza. Analizza il tuo stato di energia mentre mangi.
  2. Mangiare lentamente. Come ci riesci? Intanto comincia con il posare la forchetta ad ogni boccone e aspetta che hai finito di masticare prima di preparare il successivo. In questo modo dai allo stomaco il tempo che gli serve per inviare il segnale della sazietà al cervello. Questo tempo è di 20 minuti, pertanto devo necessariamente impiegare quel tempo o meglio di più, a mangiare.
  3. I sensi ci aiutano a capire quando smettere di mangiare. All’inizio del pasto, quando stiamo mangiando per fame vera, i sensi sono aperti, intensi. Vale a dire che sentiamo tutti gli odori ed anche il gusto all’inizio è molto sviluppato, tanto che a volte si usa proprio l’espressione ho l’acquolina in bocca. Poi dopo un po’ che mangio si riduce l’intensità e a quel punto, quando il naso e il gusto non sono più interessati devo smettere.

Quindi se ascolti lo stomaco ti suggerisce lui le tue giuste quantità.

Ciò che dovrai fare tu è fidarti di lui e assecondare. All’inizio può darsi che accada che dovrai avanzare del cibo, ma una volta capite le tue quantità ordinerai/cucinerai il giusto. Se senti delle resistenze a fare questo può darsi che ci siano delle convinzioni non utili in merito. Ma questo lo vediamo al prossimo articolo.

Intanto ciò che ti chiedo di fare è di esercitarti con le domande utili e con l’ascolto dello stomaco.

ciao

 

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Francesca Satarelli

Francesca Satarelli

Practitioner, Master, Coach e Trainer of NLP certificata con Vincenzo Fanelli e la NFNLP (Florida – USA). Coach e Trainer del metodo GPXS di Debora Conti. Laureata in Ingegneria Gestionale. Master in Imprenditorialità e Management dell’Innovazione.
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